Una storia in 10 punti, con testimonianze di Alcide Cerato, fondatore del Gruppo.

1) La storia della SanSiro inizia da una caduta: dalla bicicletta. È il 17 marzo 1964 e Alcide Cerato, uno dei protagonisti del ciclismo italiano di quegli anni, sta correndo il Giro del Piemonte quando, per l’appunto, la sua corsa viene fermata da una caduta. Purtroppo è una caduta grave, che pone fine all’attività agonistica dell’atleta.

2) «Finito di correre, mi sono guardato intorno e mi sono incontrato con l’attività del padre di mia moglie, che aveva una piccola impresa di pompe funebri. E addentrandomi in quella realtà, ho iniziato a studiare il problema. Io non so quanti si ricordino di che cosa fossero le cerimonie funebri del tempo. Le imprese di allora sembravano fare a gara per rendere ancora più funereo questo momento doloroso: i funerali erano preceduti dagli orfanelli, le porte delle case erano circondate da paramenti neri; nera era la bara; garofani e rose erano i soli fiori a cui si pensava; le carrozze funebri erano rivestite di pennacchi e stoffe nere... Da qui la domanda, dalla cui risposta è nata la SanSiro: ma perché tutto questo? Perché il funerale non può essere un momento in cui - nell’assoluto rispetto del dolore - c’è l’attenuazione del funereo, c’è anche la testimonianza di una razionalità che guarda alla vita che prosegue?».

3) La strada non è semplice. Bisogna raccogliere informazioni, studiare ciò che accade negli altri Paesi, capire come si possa onorare il defunto sostituendo a quei mezzi antichi forme più rispettose della sensibilità moderna. E poi c’è tutto il grande tema del rispetto della volontà dei parenti: instaurare nuovi rapporti basati su un’attenzione alle esigenze, che ha gli strumenti per dare a ciascuno ciò che ciascuno chiede. In sintesi, dimenticare il mercato, dimenticare ciò che normalmente si fa per proporre nuove forme di pietà.

4) «Così, dopo più di un anno da quella caduta - per l’esattezza il 1° settembre 1965 - apro in via Novara 66 la prima sede della SanSiro, nome è derivato dalla zona in cui si operava. Il processo di cambiamento è enorme: a partire da quella cosa che potrei chiamare l’attenzione alle esigenze della vita, abbiamo cambiato il modo in cui si pensava alla morte. Le divise dei necrofori diventano blu o grigie; il nero dei paramenti viene eliminato; introduciamo per primi le bare in rovere chiaro. Offriamo la possibilità di scegliere i fiori di stagione. Per sottolineare questa nostra volontà di innovazione, entriamo a far parte dell’American Funeral Director, il sindacato americano che riunisce tutte le imprese funerarie di quel Paese. E soprattutto introduciamo quella che io definisco la politica di prezzi: offrire alle persone un servizio coerente con la spesa».

 
 

5) È l’apertura di una strada attesa e condivisa, che in breve tempo viene seguita da tutti. E la SanSiro cresce. In pochi anni i punti di contatto con il pubblico si moltiplicano. Vengono aperti nuovi magazzini e nuovi uffici. Si inizia l’attività di “arte funeraria”, che cerca - anche qui - di rispecchiare l’evoluzione del gusto, della sensibilità e dei mezzi delle singole persone. La SanSiro diventa “un caso”: la stampa gli dedica articoli e viene visitata da altre imprese provenienti da tutto il mondo. Non per questo l’attenzione ai fenomeni sociali si riduce: Cerato sa che è da lì che nasce la professionalità della SanSiro, che le consente di offrire - ad ogni livello - la soluzione più adeguata.

6) «Sì: è un’attenzione costante la nostra. Ad esempio, siamo stati i primi a introdurre in Italia la possibilità di utilizzare - per i trasporti funerari - automobili esclusive, come la Rolls Royce. E d’altra parte siamo stati anche quelli che in tempo di austerity, per contenere le spese dei trasporti abbiamo inventato - per i trasporti di lungo tragitto - il pullman strutturato in modo da accogliere (in una zona dedicata) anche il feretro. Come siamo stati sempre noi a fare i funerali anche a quelli che non se lo potevano permettere».

7) E in quasi 40 anni di attività, la SanSiro svolge il proprio servizio per migliaia e migliaia di famiglie milanesi appartenenti a tutti i ceti sociali, alle più diverse fasce di reddito, ai più diversi credi religiosi: sempre con l’attenzione a realizzare un incontro con le persone che fosse capace di assicurare il punto di contatto migliore tra desideri e bisogni.

8) «Già: offrire a ciascuno il massimo di ciò che chiede, cercando di interpretarne la volontà in modo rispettoso e discreto. Offrire ciò che nessuno può offrire in termini di qualità. Offrire il rapporto migliore tra prezzi e prestazioni. Cercando di risolvere sempre tutti i problemi senza crearne mai. Capire il dolore ed essere vicini alle persone con professionalità, assumendoci tutti i compiti che sono legati a quei momenti per espletarli con la delicatezza necessaria, dettata da una grande esperienza. Un’esperienza e una professionalità che a molte delle nuove imprese, purtroppo, oggi difetta».

9) È il panorama che sta cambiando di nuovo. Nella selva del libero mercato nascono operatori improvvisati, che alla fine aggiungono scontento al dolore. Perché è comune, in certi momenti, affidarsi al primo nome suggerito. Ed è altrettanto comune pentirsene dopo, quando non si può più fare nulla.

10) «Per questo stiamo cercando di introdurre, ancora una volta per primi in Italia, un nuovo concetto, un nuovo modo di pensare ai propri funerali. Un modo che in altri Paesi è già consolidato ma che da noi ancora non prende piede. È un modo a cui abbiamo dedicato addirittura una pagina pubblicitaria. È un modo semplice: pensarci prima. Programmare da sé i propri funerali. Scegliere da sé l’impresa. Stabilire in anticipo una spesa di massima. Decidere la forma, la destinazione. In sostanza, liberare chi resta dal pensiero di compiere scelte che non si vorrebbero mai fare. Dare a chi resta la tranquillità di un problema in meno. È una forma nuova di pensare alla morte. Ma la SanSiro è abituata ad aprire nuove strade. Da sempre».